Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare due decreti legislativi destinati ad adeguare l’ordinamento italiano all’AI Act, il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale. Il passaggio è particolarmente importante perché dal 2 agosto 2026 entrerà nella sua fase generale di applicazione gran parte della normativa europea, rendendo operative regole, controlli e responsabilità per chi sviluppa, vende o utilizza sistemi di AI.
Per le imprese questo segna un cambiamento di prospettiva: l’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento di innovazione o di efficienza, ma diventa una materia di compliance. I progetti basati sull’AI dovranno essere valutati non solo per i benefici che producono, ma anche per la loro conformità normativa, la qualità dei dati utilizzati, la trasparenza dei processi e la capacità dell’azienda di dimostrare un controllo effettivo sul sistema.
I decreti italiani non introducono regole diverse da quelle europee, ma definiscono il quadro nazionale di attuazione, individuando le autorità competenti e le modalità di vigilanza.
Con l’entrata in vigore dell’AI Act, le aziende dovranno porsi nuove domande: il sistema utilizzato rientra tra quelli regolamentati? Produce effetti su lavoratori, clienti o utenti? Il fornitore garantisce documentazione e requisiti adeguati? Esistono controlli umani sul funzionamento del sistema? Chi risponde in caso di errore?
L’aspetto più rilevante è organizzativo. L’intelligenza artificiale dovrà essere considerata come un’infrastruttura regolata e non più come un semplice software avanzato. La governance dell’AI non potrà restare confinata ai reparti di innovazione o IT, ma dovrà coinvolgere la direzione aziendale, le funzioni legali, la sicurezza informatica e il management.
L’AI Act distingue tra diversi soggetti: fornitori, importatori, distributori e utilizzatori (deployer). Questo significa che la responsabilità non riguarda solo chi sviluppa la tecnologia, ma anche chi la integra nei propri prodotti o processi aziendali.
L’impatto sarà particolarmente forte nei settori in cui l’intelligenza artificiale incide su diritti, opportunità o decisioni economiche rilevanti, ma anche nel settore bancario e assicurativo.
Tra i principali ambiti interessati vi è il lavoro: software utilizzati per la selezione del personale, la valutazione delle performance, la pianificazione dei turni o la profilazione dei candidati saranno soggetti a maggiore attenzione normativa.
Un problema spesso sottovalutato riguarda gli strumenti già presenti nelle organizzazioni. Molte aziende hanno introdotto funzionalità di AI attraverso software di terze parti per il customer care, la gestione documentale, il marketing, le risorse umane o la cybersecurity, senza considerarle come sistemi di intelligenza artificiale soggetti a specifiche regole.
Per questo motivo il primo passo verso la conformità sarà realizzare una mappatura interna completa: identificare i sistemi AI utilizzati, comprenderne le finalità, verificare quali dati trattano, individuare i fornitori coinvolti e analizzare le clausole contrattuali esistenti.
L’AI Act introduce inoltre importanti obblighi di trasparenza. In diversi casi gli utenti dovranno essere informati quando interagiscono con sistemi di AI o quando ricevono contenuti generati artificialmente. Le aziende dovranno quindi rivedere interfacce, informative, procedure commerciali e modalità di assistenza al cliente.
Un altro aspetto centrale riguarda il rapporto con i fornitori di tecnologia. L’acquisto di un sistema AI non trasferisce automaticamente tutte le responsabilità al vendor. Le imprese dovranno verificare la conformità delle soluzioni acquistate, richiedere garanzie adeguate e presidiare il loro utilizzo all’interno dei processi aziendali.
Di conseguenza, i contratti con i fornitori diventeranno più rigorosi e includeranno aspetti come audit, accesso alla documentazione tecnica, aggiornamenti, sicurezza, continuità del servizio e responsabilità in caso di malfunzionamenti.
L’approvazione preliminare dei decreti italiani non introduce ancora obblighi immediati per tutte le imprese, ma rappresenta un segnale chiaro: l’adeguamento all’AI Act deve iniziare subito.
Le priorità per le aziende sono: censire i sistemi AI già in uso, distinguere tra soluzioni interne ed esterne, verificare i contratti con i fornitori, coinvolgere le funzioni legali e di sicurezza e definire una governance interna efficace. Particolare attenzione dovrà essere riservata ai sistemi che incidono su lavoratori, clienti, diritti o decisioni economiche rilevanti.
In sintesi, la questione per le imprese italiane non è più se occuparsi dell’AI Act, ma farlo tempestivamente, trasformando la conformità normativa in un elemento di controllo del rischio e, potenzialmente, in un vantaggio competitivo.